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Vantaggi e criticità dello smart working per le donne

Lo smart working ha introdotto una trasformazione significativa nel mondo del lavoro, offrendo nuove opportunità e anche notevoli sfide, soprattutto per le donne. Il lavoro da casa permette di conciliare gli impegni professionali con quelli familiari, migliorando l’equilibrio tra vita e lavoro. Tuttavia, il remote working ha anche accentuato alcune difficoltà preesistenti.
Durante la pandemia, la fragilità dell’equilibrio vita-lavoro è diventata ancora più evidente. E quello tra donne e smart working è un rapporto che ha mostrato le prime crepe. Molte lavoratrici hanno dovuto affrontare le richieste di un remote working senza limiti sommandolo alla gestione quotidiana della famiglia che, con la chiusura delle scuole nel lockdown, è diventata ancora più pressante.
Secondo uno studio condotto da Eurofound, durante la pandemia il 60% delle donne ha riportato un incremento dello stress dovuto alla difficoltà di separare i due ambiti. Questo scenario evidenzia l'importanza di un’analisi approfondita di benefici e di difficoltà dello smart working per le donne, soprattutto per comprendere come trovare un equilibrio vita-lavoro, senza compromettere produttività e benessere personale.
L’altra faccia del lavoro da casa
Nonostante la comodità dello smart working, le donne si trovano spesso davanti a criticità che rischiano di trasformare la modalità di lavoro da casa in una fonte di stress. Il doppio carico di lavoro, la perdita di visibilità professionale e la difficoltà nel mantenere un confine chiaro tra vita privata e lavoro emergono come i principali ostacoli.
Uno dei problemi più diffusi legati allo smart working per le donne è, infatti, il cosiddetto ‘Second shift’: con il lavoro da casa le donne continuano a gestire la maggior parte delle responsabilità domestiche e familiari, aggravando il loro impegno complessivo.
Con il remote working si profila anche il rischio della perdita di visibilità all'interno dell'azienda. Essere fisicamente assenti dall'ufficio può portare a un senso di isolamento e a una riduzione delle opportunità di networking e avanzamento di carriera. Uno studio dell'Harvard Business Review ha rilevato che il 67% delle donne in remote working ritiene di avere meno occasioni di crescita professionale rispetto ai colleghi che lavorano in presenza. Soprattutto le donne in posizioni junior o intermedie sono quelle che ne risentono maggiormente, poiché si riducono sensibilmente le occasioni di apprendere dai superiori e di dimostrare le proprie competenze.
Il rischio di diventare invisibili è aggravato dalla persistenza di stereotipi di genere che vedono ancora la donna come principale responsabile della gestione familiare, alimentando una percezione di minore affidabilità o disponibilità professionale. Di conseguenza, c’è il pericolo che lo smart working mostri l’altra faccia della medaglia e amplifichi l’annoso problema del divario di genere nella progressione di carriera.
Mettere un argine all’overworking
La mancanza di un confine fisico tra spazio domestico e lavorativo rende più difficile "staccare" a fine giornata. Ecco perché, se non è gestito bene, lo smart working può portare alla sovrapposizione delle due sfere, con il pericolo di lavorare più ore di quanto si farebbe in ufficio.
Infatti, secondo uno studio condotto dall'Osservatorio Nazionale Smart Working, il 40% delle donne in smart working afferma di non riuscire a disconnettersi al termine dell’orario previsto, finendo per lavorare fino a tardi.
Questa difficoltà è particolarmente evidente nelle donne con figli, che spesso devono adattarsi ai tempi di bambini, per ritagliarsi momenti extra la sera tardi o nei weekend. Diventa, così, molto reale il rischio di entrare in una spirale di overworking, che compromette non solo la qualità professionale, ma anche la salute fisica e mentale.
Riduzione del gender gap e miglioramento delle competenze
Secondo uno studio condotto dalla Regione Emilia-Romagna, il lavoro da casa può livellare le differenze di genere, poiché facilita la conciliazione tra carriera e vita privata, riducendo il tempo dedicato agli spostamenti e permettendo una distribuzione più equa delle responsabilità domestiche tra uomini e donne. Ben l’81% delle donne intervistate ha dichiarato, infatti, di aver migliorato la propria qualità della vita grazie allo smart working, e di avere incrementato competenze digitali e manageriali, che contribuiscono a rafforzare il loro percorso di carriera.
Dall’indagine emerge che il remote working può essere la chiave di volta per riuscire a superare la disparità retributiva tra uomini e donne. Questo perché diventerebbero gli obiettivi raggiunti e non le ore passate in ufficio l’elemento determinante nella valorizzazione delle singole professionalità.
In base ai dati UE, infatti, in Italia le donne occupate nel settore privato percepiscono una retribuzione in media del 17% inferiore rispetto a quella degli uomini. Fattori come la disponibilità a straordinari e a trasferte rientrano tra i motivi del gap retributivo. Quindi, se strutturato in modo equo, lo smart working potrebbe anche contribuire a ridurre il divario di genere.
Smart working ibrido: una soluzione sostenibile
Secondo diversi studi, il futuro del remote working si sta orientando verso modelli ibridi, in cui si alternano giorni di lavoro da casa e in ufficio. Questa soluzione può aiutare a mitigare alcune delle criticità emerse, come l'isolamento e la ridotta visibilità professionale. La modalità ibrida piace, infatti, quando è sostenuta dalla tecnologia che assicura il senso di connessione indispensabile per condividere il proprio impegno nei progetti anche durante riunioni online.
Con qualche correzione, dunque, lo smart working può offrire alle donne un futuro lavorativo più equo, soprattutto in termini di parità di genere e conciliazione vita-lavoro, grazie a una gestione basata sugli obiettivi e non sul tempo speso al lavoro. Lo pensa anche il 76,5% dei manager coinvolti nello studio condotto dalla University of Birmingham, nel Regno Unito: con il lavoro flessibile i dipendenti si concentrano meglio nell'ambiente che preferiscono, aumentando la produttività dell'organizzazione.
Il ruolo delle aziende e delle politiche di supporto
Il futuro del remote working dipende molto dalle politiche aziendali. Una ricerca condotta da Variazioni per la Commissione Lavoro della Camera dei Deputati mostra che, affinché lo smart working funzioni, deve essere contrattualizzato e regolamentato, soprattutto per quanto riguarda il diritto alla disconnessione. Il futuro del lavoro da casa, quindi, dipenderà da come le aziende e le istituzioni riusciranno a implementare questa modalità, bilanciando i benefici della flessibilità con la necessità di promuovere una cultura organizzativa che valorizzi gli obiettivi raggiunti, garantendo che lo smart working non si trasformi in overworking.
Smart working in Italia: successi e difficoltà
L'adozione dello smart working in Italia ha conosciuto successi e difficoltà, con alcune aziende che si sono distinte per pratiche innovative e altre che hanno faticato nell'adottare questo modello in modo efficace.
Casi di successo
ENI
ENI è considerata un esempio positivo nell'adozione dello smart working. Dal 2017 l'azienda ha introdotto gradualmente il lavoro da remoto, fornendo ai dipendenti gli strumenti tecnologici necessari e un supporto continuo per favorire l’equilibrio tra vita lavorativa e privata. Con l’accordo del 2021 hanno stabilito che i dipendenti che lavorano in ufficio possono lavorare 8 giorni da remoto al mese, mentre per chi lavora nei siti operativi i giorni sono 4. Secondo un rapporto di Il Sole 24 Ore, ENI ha osservato un aumento della produttività e una riduzione dell'assenteismo grazie a un approccio flessibile e strutturato allo smart working.
Enel
Anche Enel ha adottato con successo politiche di smart working, offrendo ai dipendenti non solo la possibilità di lavorare da casa fino ad un massimo di 9 giornate mensili di smart working per chi svolge attività pienamente remotizzabili, ma anche una maggiore flessibilità sugli orari e sulla possibilità di richiedere giornate aggiuntive per le situazioni particolari.
C’è chi dice no
Non tutte le aziende però sono concordi sui benefici dello smartworking. Qualcuno infatti ritiene che sia più vantaggioso stare insieme in ufficio per imparare, mettere in pratica e rafforzare le relazioni e collaborare. È il caso della recentissima notizia di Amazon e di altre big come JP Morgan e OpenAI che dicono basta in via definitiva allo smart working.
Non solo aziende, anche alcuni settori della Pubblica Amministrazione preferiscono lavorare in presenza. Con tutta probabilità, la difficoltà maggiore è legata all'infrastruttura digitale e a una scarsa preparazione del personale che ha limitato la possibilità di implementare lo smart working in modo efficace.
L'esperienza italiana dimostra che adottare lo smart working in modo efficace è necessario che sia davvero smart, e cioè che le modalità lavorative rispondano davvero e in modo intelligente agli obiettivi di business e alle esigenze delle singole realtà.